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Questo sito ti guiderà nella scoperta della nostra azienda, del nostro territorio, e dei vini che produciamo.

Dal 1977 dedichiamo le nostre cure ai vigneti situati nel comune di Priocca, piccolo paese nel territorio del Roero, terra di ripidi pendii dove ancora viti e noccioli lasciano spazio a lembi di bosco creando un incantevole paesaggio bucolico e preservando la biodiversità, vero tesoro di queste terre.

“Poi a nord ho incontrato Priocca e vicino Priocca mi sono sorpreso silenzioso ad ammirare un anfiteatro di vigna che ripaga lo sguardo e rinfranca il viandante. Uno fra i tanti mi direte voi. È vero, rispondo io, ma se ne comprendi la storia, se ne rimiri i boschi attorno o se ne incontri i contadini, oggi come allora ne misurerai la differenza; sarai investito da un racconto intimo quanto istruttivo, forte come lo sono l’aver conosciuto la fatica, la povertà e la campagna- prove di vita che insegnano a camminare con gli occhi della giustezza- ed allora quell’anfiteatro di vigna, e quella cascina là in mezzo, acquisteranno ben altro spessore, come di archetipo od insegnamento.”

Fernardo Pardini – Acquabuona (2002)


L’azienda

“Val del prete”, un nome dalle origini antiche. La storia narra, infatti, che intorno al 1850 le mura della cascina furono abitate dall’abate Felice de Grèsy costretto all’esilio.

Tuttavia, le prime notizie risalgono a cent’anni prima, quando la cascina fu di proprietà della Contessa di Corneliano Adelaide Cristina Perez Binelli, sposa di Paolo Giuseppe Giza Asinari de Grèsy.

Da allora la tenuta fu tramandata per eredità sino al 1977, anno in cui venne acquistata da Bartolomeo Roagna di Priocca d’Alba, al tempo mezzadro per conto della famiglia de Grèsy. Benchè in quei tempi si assisteva al fenomeno di emigrazione e di abbandono della campagna, Bartolomeo, insieme alla moglie Carolina e ai figli, credendo nella potenzialità di queste terre, decise di impiantare i suoi primi vigneti di Barbera e Nebbiolo nell’anfiteatro antistante la cascina destinando la produzione alla vendita di uve e di vino sfuso. Dedicò inoltre la restante parte dei terreni alla coltivazione di pesche, ed i terreni pianeggianti a seminativi, da cui cogliere il sostentamento per i vitelli allevati nella stalla dell’azienda.

La solerzia, la dedizione e l’intuito lo assistirono, e durante gli anni gli concessero di espandere la proprietà, acquistando altri terreni confinanti da adibire a vigneto. Fu così che aiutato dai figli impiantò la varietà Arneis, vitigno autoctono roerino, che era da poco tornato alla ribalta.

Soltanto dal 1995 il figlio Mario, supportato dalla moglie Maria Carla, prese in mano le redini dell’azienda decidendo di abbondonare la frutticoltura e l’allevamento, dedicandosi esclusivamente alla viticoltura e alla produzione di vini di qualità. Da lì a poco scelse di percorrere la via dell’agricoltura naturale e di imbottigliare l’intera produzione di vino.

Il tempo vola, e dal 2010 il figlio Giovanni prese parte all’azienda famigliare portando una fresca ventata di entusiasmo nel processo produttivo.

La filosofia

Far vino, su queste colline, è un mestiere antico. Già i romani producevano e vinificavano in questi territori, e lo facevano con tecnologie rudimentali. Ovvio è che i vini che ne risultavano erano completamente diversi da ciò a cui siamo avvezzi ora. Oggigiorno la tecnologia ci può assistere nel produrre vini di qualità, ma su un solo punto non c’è dubbio: la qualità si fa in vigna.

Per questo motivo da ormai più di vent’anni abbiamo scelto l’agricoltura naturale: il vino buono parte da uve sane e con caratteristiche organolettiche incomparabili, e l’unico modo per ottenerle è capire il contesto. La natura ci ricompensa quando sappiamo rispettarla, ed è per questo che è indispensabile imparare a comprendere l’infinito mistero che ci circonda. Il giusto dosaggio del letame, il sapiente utilizzo dei sovesci e la corretta gestione delle lavorazioni del terreno sono solo alcune delle pratiche che ci guidano nel nostro percorso verso l’espressione del territorio. Potature equilibrate, meticolosa gestione della chioma e minuziosa gestione della produzione portano all’ottenimento di uve che già contengono un concentrato di terroir, che però va curato a dovere, avendo cura di preservare al meglio le caratteristiche varietali. La raccolta manuale ci permette di effettuare una cernita dei grappoli migliori, ottenendo la migliore qualità dei mosti.

La pratica di cantina è poco interventista: per permettere ai vini di esprimere al pieno le proprie potenzialità le fermentazioni vengono svolte principalmente mediante l’uso di lieviti indigeni, a seconda dell’annata le macerazioni durano dai 25 ai 30 giorni, per permettere ai mosti di estrarre più composti aromatici e colore. Al termine della fermentazione alcolica i vini vengono pressati fino a 0,8 bar. Vengono poi travasati in vasche di acciaio dove svolgono la fermentazione malolattica sulle fecce, e al termine della malolattica, una volta limpidi, vengono travasati in legno, dove sostano per un periodo che varia da pochi mesi per i vini di pronta beva, fino a 3 anni per il Roero Riserva.

Il Roero

Roero: terra selvaggia.

Tra la sinistra idrografica del fiume Tanaro e la pianura Carmagnolese troviamo il territorio del Roero, terra prediletta per la coltivazione della vite sin dai tempi degli antichi Romani.

Fino a circa 500.000 anni fa, durante il Pliocene, l’intera pianura padana era sommersa dal cosiddetto Golfo Padano: un antico mare dai fondali poco profondi, che lasciò consistenti depositi di sabbia, argilla e sali minerali, oltre a ingenti depositi di fossili marini che possono essere trovati tutt’ora in queste terre. Tra i 500.000 e i 250.000 anni fa la pressione esercitata dalla placca africana su quella eurasiatica fece sollevare il fondale del golfo, e così emerse una nuova terra: la pianura Padana, che oggi si estende dalle alpi marittime, ad ovest, fino al Mare Adriatico ad Est.

Marna grigio-bluastra: formazione pliocenica composta da argilla e calcare

Nella parte antistante le Alpi Marittime, ad Ovest, troviamo i territori di Langhe e Roero, divisi dal fiume Tanaro, che scorre da Ovest a Est, delimitando quindi il confine Nord delle Langhe e Sud del Roero.

La formazione del Roero è storia “recente” rispetto a quella della pianura Padana: pare infatti che queste ripide colline siano nate grazie ad un fenomeno di erosione da parte del fiume Tanaro, che deviando il suo corso circa 60.000 anni fa disegnò lo splendido paesaggio collinare di questa zona.

L’erosione causata dal fenomeno denominato “cattura del Tanaro” asportò enormi quantitativi di terreno, dando origine alle “Rocche del Roero”, profonde spaccature nelle colline visibili in buona parte del territorio roerino, e fece riaffiorare gli strati di terreno più antichi, formatisi durante le ere geologiche precedenti, creando una composizione dei suoli estremamente eterogenea.

Il paesaggio del Roero è caratterizzato da colline sulle quali si alternano colture varie e boschi selvaggi: questi sono la chiave per rallentare la costante erosione da parte degli agenti atmosferici, e per preservare la biodiversità e l’autenticità di questo stupendo territorio.

Nel 2013, i produttori della zona hanno deciso di fondare il consorzio di tutela del Roero, un’associazione di aziende produttrici di vini a D.O.C.G. Roero. Da lì a poco il consorzio ha redatto la mappa della denominazione, evidenziandone le MGA (menzioni geografiche aggiuntive) che sottolineano le zone particolarmente vocate per la viticoltura.

La mappa dei confini della denominazione Roero con le MGA

L’azienda è situata nel comune di Priocca, al confine Nord-Ovest della denominazione Roero, ed anche della provincia di Cuneo. Qui i terreni sono meno sabbiosi rispetto al resto del territorio, e presentano quindi una composizione più argilloso-calcarea che conferisce ai vini una struttura più imponente.